Interviste

A te la parola // Run Travel In Fabula

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09/11/2019

Due chiacchiere con Simone Montaldi, Runner, Blogger ed Instagrammer.

Ciao Simone!
Innanzitutto, grazie per la disponibilità, era una cosa che volevo fare da tempo e creare connessioni con altri viaggiatori penso sia la chiave un po’ per tutti noi di migliorarci quindi di nuovo, grazie!

Conosciamoci!

Dimmi qualcosa su di te!

Sono un viaggiatore passionale e semplice, a cui piace scoprire nuove culture e nello stesso tempo raccontare avventure strambe durante il mio cammino. Non chiedetemi come si arrivi con l’autobus ad un determinato sito archeologico o se l’ostello ha il bagno condiviso sporco o pulito, tanto non fa differenza.

Sun runner romantico con un fisico più da capotavola, sono molto free e ne vado fiero. Non chiedetemi se seguo una tabella di allenamento specifica o come in realtà ci si allena per una gara particolare, ne’ quali tipologie di scarpe indosso, in fondo non devo battere nessun record.

DOVE NON ARRIVANO LE GAMBE ARRIVA IL CUORE!

Quando hai iniziato a scrivere sul blog e sui social i tuoi contenuti avevi la speranza di farlo diventare un lavoro o è nato come Hobby?

Ho iniziato a scrivere perché notavo di avere un piccolo seguito sulle corse che facevo, da lì è nato tutto come fosse un gioco, quindi un hobby derivato dalla passione per il running.
Successivamente, approfittando del lungo viaggio in Asia che stavo per intraprendere ho voluto che fosse un diario non solo per me, ma anche per gli altri, cercando di far vivere ai miei followers le stesse emozioni che provavo.
C’è sempre il sogno che prima o poi possa diventare un lavoro, ma ti scontri con innumerevoli blog che bene o male parlano delle stesse cose, quindi difficile differenziarsi; inoltre il running non è molto seguito ed ha un target limitato, per cui di conseguenza ci s’imbatte con persone pigre e a cui non importa quello che fai, quindi delle volte la pazienza viene meno. Per ora rimane una passione, poi con il passare del tempo farò le giuste valutazioni e se ne varrà la pena non ci penserò due volte ad investire su corsi e materiale.

Mercato dei fiori di Mullick Ghat a Calcutta. Qui mi si sono innamorato dell’India
Come ti senti cambiato da quando nella tua vita hai dato la precedenza al viaggio?

In meglio sicuramente, ma ci si scontra con un paese bloccato a livello sociale. L’obbligo è quello di tornare diversi da un viaggio rispetto a come si è partiti, il problema è che qui rimane tutto perfettamente e tremendamente uguale ed alla maggior parte delle persone non piace la diversità. Molti non capiscono che viaggiando in posti culturalmente differenti da quello occidentale, si cresce, come per esempio l’abbattimento di pregiudizi, si dà un valore diverso al denaro e alle piccole cose.

Pensi che per buttarsi in un’esperienza simile alla tua la “follia” sia necessaria o tutti potrebbero partire all’avventura?

La follia sta alla base. Se parliamo in generale credo le persone debbano almeno provare a fare ciò che gli piace per non vivere di rimpianti.

L’alba di Bagan in Myanmar
Nei tuoi viaggi quanto è programmato e quanto invece è improvvisato?

Se vado in una capitale europea tendo a programmare poiché ci sono più attrazioni, anche se non in maniera del tutto schematica. In altri paesi, come l’Asia per esempio, credo che l’improvvisazione mi porti più a viverlo che a visitarlo, cosa ben diversa e di gran lunga migliore, almeno per il sottoscritto.

C’è qualcosa che nonostante i tanti viaggi ti metta ancora in difficoltà?

Se c’è un paese che ha una valuta di denaro diversa, devo cominciare a fare conti su conti; pensare e capire quanto possa costare la vita, o a quanti euro corrispondano. Per il resto mi sono sempre lasciato andare in ogni settore dall’alloggio ai pasti. Solitamente non ho paura di nulla.

Mi dici quali sono i due posti che ti sono piaciuti di più e di meno?

Più che posto lo assocerei ad un’esperienza. Ho fatto 21 giorni di trekking sulla regione dell’Everest, arrivando a 5550 metri a Kala Pattar. Da quel punto si può vedere il massiccio in tutta la sua potenza e bellezza, ricordo che piansi come un bambino. Difficile trovare un posto “brutto”. Tendenzialmente cerco sempre di prendere la parte positiva di ogni luogo. Dovessi scegliere ti dico Phi Phi Island in Thailandia, ma più per la delusione di vedere un’isola con un mare unico, trasformata in un centro commerciale all’aperto.

La vista dell’Everest da Kala Pattar a 5550 metri
Quello che ti ha dato lo shock culturale più forte?

Varanasi in India. Sembra che il tempo si sia fermato quando ti ritrovi a vedere le cremazioni a due passi e con accanto mucche e capre che si litigano da mangiare e bambini che giocano. Varanasi è vita e morte, gioia e sofferenza: tutto in un’unica immagine.
È una delle città più sacre e pittoresche dell’India, forse la città dove si percepisce la vera differenza di questo paese rispetto agli altri.

Fino ad ora, in quanti paesi sei stato e quali hai in programma a breve?

Ho visitato 36 paesi. Il prossimo sarà un viaggio volontariato a febbraio in Senegal.

Passavo giornate nelle scuole e nell’orfanotrofio a giocare con bambini
La miglior esperienza di viaggio o quella che ti porti dietro con più “affetto”?

Ti sembrerà assurdo ma lo slum (baraccopoli indiana) di Mumbai è la cosa più affascinante che abbia mai visto. Fui ospite di un ragazzo che mi fermò e mi chiese non soldi, ma un po’ del mio tempo. Mi portò a casa sua, non immaginavo abitasse in una baraccopoli. È una città nella città, un cumulo di vicoli tra eternit, lamiere, rifiuti e case senza senso.
Si ha la sensazione di non respirare e avevo gli occhi puntati addosso. Un’esperienza incredibile che ti fa soprattutto crescere e vedere la vita sotto altri punti di vista.

I tetti del Khar Slum di Mumbai
Raccontami l’episodio più divertente/imbarazzante che ti è capitato in viaggio!

Ero nel sud del Laos ospite in un villaggio dalla quale sarei partito per un’escursione nella foresta. Chiedo alla guida, in un inglese maccheronico ed in maniera ironica, di presentarmi una ragazza. Prese seriamente la questione, tanto che al ritorno mi ritrovai con una ragazza e pochi minuti dopo con tutta la sua famiglia. Era un fidanzamento ufficiale e non sapevo come uscirne. Mi è stato chiesto di rimanere nel villaggio a vivere con lei.
T’immagini se fosse accaduto veramente ed avessi avvertito i miei genitori di venire al mio matrimonio in un villaggio laotiano?

Cosa consiglieresti a chi abbia intenzione di buttarsi in un’esperienza simile alla tua?

Che inseguire i propri sogni può sembrare arduo, ma ci vuole costanza e crederci, crederci continuamente, perché la soddisfazione una volta raggiunto l’obiettivo non ha nessun prezzo. Quando mollai tutto mi dicevano stessi facendo una ca…ta, ora vivo la vita come mi piace, faccio quello che mi piace vivendo la mia vita mezza sconclusionata, come mi piace chiamarla, senza pormi ulteriori problemi e senza stress.

Riesci ad unire il viaggio al lavoro? Io spesso mi faccio prendere dal momento e dimentico di scattare foto o di registrare per il vlog, tu riesci ad essere sempre sul pezzo?

Ho una frase di Walt Whitman che mi porto sempre dietro e credo dica tutto

“Lo giuro c’è qualcosa che è ancora meglio di raccontare il meglio: è tacerlo”.

Walt Whitman

Ma nello specifico…

Entriamo un po’ nello specifico di quello che fai…

Che dire? Innanzitutto, bravo! Io non riesco a fare 4Km in 40 minuti, tu ne fai 40 in meno di 4 ore, solo per questo meriti la mia stima, se poi lo fai in paesi in cui tutti vorremmo andare allora ancora meglio!

Grazie. Ci vuole soltanto tanto allenamento e forza di volontà.

Il tramonto è stato il mio migliore amico per tutta la durata del viaggio, qui è a Bagan
Dimmi la verità, durante la corsa dell’orso quanto tartufo hai mangiato?

Fu la prima gara italiana al ritorno del viaggio; non ero allenato e ti dico che andai lì soltanto per il tartufo.
Mangiai bruschette ed un piatto di fettuccine, praticamente ripresi le calorie che avevo perso durante la gara!

Qual è stata la “corsa di viaggio” più bella a cui hai partecipato o a cui sei maggiormente affezionato?

Mi piace correre maratone all’estero perché è come fare un viaggio nel viaggio. Ce ne sono varie a cui sono affezionato: al buio e sotto l’acqua di Chiang Rai in Thailandia, quella di Yangon in Myanmar, dove fui scambiato per un supereroe grazie alla bandiera sulle spalle o quella di Kathmandu in un giorno feriale tra baraccopoli, mercati e strade accidentate. Credo però che la maratona di Atene mi abbia dato qualcosa in più. Stiamo parlando della gara autentica per eccellenza che parte proprio dalla Piana di Maratona ed arriva allo stadio Panathinaiko di Atene. Cominciai a piangere già un chilometro prima e quando entri in quello stadio in marmo bianco ed il tartan nero pieno di gente è un’emozione difficile da descrivere.

Di cosa parla il tuo libro e cosa vuoi trasmettere?

Ero insoddisfatto della vita che facevo. Guadagnavo bene, ma non ero felice. Per assurdo quando si ha tutto si finisce che qualcosa viene a mancare, per me credo sia stata la libertà. Ho messo da parte soldi per viaggiare un anno in Asia inseguendo gare podistiche, ho scelto quel continente poiché sapevo mi avrebbe permesso di spendere meno e stare più tempo fuori. Viaggiando con lo zaino cercai di risparmiare essendo ospitato o fare piccoli lavoretti in cambio di un letto. Il libro non è soltanto un diario di viaggio, ma è anche un diario di un cambiamento, un ragazzo diventato uomo in 365 giorni asiatici che si è nutrito di amori, povertà, corse, tramonti, pianti, bambini. Vorrei con il mio libro poter entrare nelle scuole e convincere i ragazzi della nuova generazione a viaggiare ed affrontare un’esperienza di crescita simile alla mia.
Non è stato bello incrociare soltanto 40 italiani in un anno di viaggio.

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Simone Montaldi // Run Travel In fabula

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Francesco Luca Labianca
Bologna, IT

Chi è Francesco? Difficile da dire, non sono mai stato bravo a descrivermi; un sognatore, nah! Ho sempre avuto i piedi per terra e preso decisioni solo dopo ore passate a pensarci su, l'unica che abbia mai preso di impeto è stata quella di lasciare il lavoro e buttarmi in questa avventura! Non mi ritengo un blogger o vlogger e non ho intenzione di diventarlo, ma ho voluto creare questo spazio per potervi raccontare le mie esperienze e ascoltare le vostre, per scambiarci consigli e fare sì che anche chi non ha la possibilità di scappare dalla routine possa almeno immaginarsi grazie a tutti noi, il bellissimo mondo che abbiamo intorno!

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